mercoledì 26 settembre 2012

VENUTO AL MONDO

"Il destino è come il cuore,
è dentro di noi fin dal primo istante,
quindi è inutile cambiare strada."

... Che magia quei libri che ti capitano tra le mani per caso, senza che tu li abbia scelti, senza averli comprati o ricevuti in regalo.
Quei libri che altre persone ti prestano perché li hanno appena letti e ne portano ancora i segni, perché è ancora vivo il ricordo delle emozioni che hanno acceso, e prestarli è un modo per farne circolare l'energia, e urlare al mondo quanto siano preziosi.
E allora cominci a leggerli e scopri che la vita non c'è bisogno di forzarla, che a volte è meglio lasciarle fare il suo corso, lasciarla scorrere, perché quando vuole sa recapitarti il messaggio quando più ti occorre, e lo fa servendosi di un perfetto estraneo, che per caso ti presta il libro giusto al momento giusto.
E’ la vita che mischia le carte, che d’improvviso canta e anticipa il giorno”.
E' la coincidenza, o il destino, è l'insegnamento di cui abbiamo bisogno che trova il modo di raggiungerci.

Anche se "Venuto al mondo" non è propriamente un libro.
E' un pugno nello stomaco. Veloce, dissacrante, profondamente femminile.
I sentimenti della donna sono esplorati senza riserve, nessuna zona protetta, non ci sono limiti né aree oscure, niente di cui vergognarsi.
Una storia che a leggerla si teme di aver osato troppo, che sembra lontanissima dalla nostra quotidianità, e che pure potrebbe capitare a chiunque, a noi, ogni volta che desideriamo fortemente qualcosa, e con ostinazione che nemmeno pensavamo di avere forziamo gli eventi e il corso naturale delle cose per averla, e allora la vita di fronte alla determinazione quella cosa ce la dà .. ma ci porta da tutt'altra parte.
A un punto in cui non ci capiamo più nulla, siamo disorientati, e forse … no, non rimpiangiamo nulla, eppure…
E' un libro che ti apre uno squarcio, popolato di personaggi tenaci, che si ubriacano di sentimenti, che non hanno paura di spingersi oltre, di perdere l'equilibrio, di appoggiare il piede oltre il confine della moralità e della normalità. Che oltrepassano il punto di non ritorno, quello che ti stravolge la vita e ti lascia così, senza fiato, in bilico tra la paura e la speranza.
“ …La speranza che appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso”.

E’ proprio la speranza la cifra ultima che, dopo tanto orrore, consente alla protagonista di venire a patti con il passato, di capire non solo con la testa, ma visceralmente, che il filo non si è mai spezzato. Quel figlio tanto desiderato, tanto cercato è “venuto al mondo” durante la guerra, fra l’orrore e le macerie, come segno di una nuova luce, di una rivincita, di una fiducia fortissima nel futuro.
La vita spudorata, dilaniata, che va in pezzi, e di nuovo si ricompone, imprevedibile, più bella di prima.

Grazie alla vita che mi ha fatto recapitare questo libro, grazie all'autrice che mi ha indicato cosa mi manca in questo momento della vita.
Il coraggio di raccogliere i pezzi. Di nuovo.
E lasciare che sia.

Lettura consigliata? No. Perchè questo non è un libro per tutti.
E' per pochi uomini. Per molte donne. Ma non per tutti.

mercoledì 5 settembre 2012

‎"NON PUOI VOLERE UNA ZEBRA E NON ACCETTARE LE SUE STRISCE" (A. De Carlo)


E' curioso, spesso è proprio quello che ci affascina in una persona a infastidirci. Le sue caratteristiche, la sua personalità. Tutto ciò che a noi manca, tutto quello che noi non siamo.

Siamo affascinati dalle anime libere e indipendenti.. ma poi cerchiamo di confinarle.
Siamo affascinati dalle persone misteriose e riservate..e poi ci lamentiamo dei loro silenzi.

E' la sfida ad attirarci? O piuttosto la volontà di voler domare qualcun altro nella convinzione di metter così a tacere le nostre mancanze?
E allora "ti amo, se tu fai…", "resto con te, se la smetti di….", "ti amo a condizione che…".
Se proiettiamo il nostro essere, i nostri bisogni, le nostre paure e aspettative sugli altri, ci illudiamo che possano essere la soluzione ai nostri problemi, cancellando le nostre lacune, i nostri vuoti esistenziali.
E così, piuttosto che lavorare su noi stessi, accusiamo gli altri di non essere quello che noi vorremmo, perché così è più facile.

...Scordandoci però che mettersi in discussione è la prima forma di onestà, e che l'amore vero è quello incondizionato.

Allenarsi ad accettare le strisce della zebra potrebbe essere la strada giusta.