mercoledì 11 luglio 2012


LEGGEREZZA, DA QUALCHE PARTE BISOGNA PUR COMINCIARE


Una canzone, una poesia, una piuma
per ricordarsi di alleggerire, di lasciar andare.
Imparare a rifiutare, a svuotare, a eliminare, imparare a dire basta.
A non caricarsi di fardelli gratuiti, inutili, magari per paura di deludere o di ferire.
Sperimentare il volo, senza però dimenticare le nostre radici:
essere fratelli delle nuvole ma non in balia del vento.


L’attaccamento è una forma di gravità.
Il non-attaccamento è grazia.”
Osho

Specchio delle mie brame

«Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili,
credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno?
Hai l'abitudine di accumulare denaro, solo per non spenderlo
perché pensi che nel futuro potrà mancarti?
Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici
ed altre cose della casa che già non usi da fa molto tempo?
E dentro di te...?
Hai l'abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro?
Non farlo, è necessario che lasci uno spazio, un vuoto,
affinché cose nuove arrivino alla tua vita.
È necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita,
affinché la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quella che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri.
Finché stai, materiale o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi ed inutili
non avrai spazio per nuove opportunità.
I beni devono circolare.
Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza di arnesi, il garage...
Dà quello che non usi più.
Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita
bensì il significato dell'atteggiamento di conservare.
Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza…
si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quelle necessità.
Con quell'idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e alla tua vita:
che non ti fidi del domani e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te,
per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili.
Disfati di quello che perse già il colore e la lucentezza
lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso.»  Joseph Newton

        


Giorgio Gaber, La leggerezza (Anche per oggi non si vola, 1974).

venerdì 6 luglio 2012



Anche questo a volte è difficile, per quanto possa sembrare assurdo:
restare umili, restare semplici.
Essere se stessi, restare autentici, è una profonda responsabilità.

...E' un atto di coraggio ricordarsi di fiorire. Ogni volta che viene giorno.


Fiori per decorare il bianco
"Fiorire - è il fine - chi passa un fiore
con uno sguardo distratto
stenterà a sospettare
le minime circostanze
coinvolte in quel luminoso
fenomeno
costruito in modo così intricato
poi offerto come una farfalla
al mezzogiorno -
Colmare il bocciolo - combattere il verme
- ottenere quanta rugiada gli spetta -
regolare il calore - eludere il vento -
sfuggire all’ape ladruncola
non deludere la natura grande
che l’attende proprio quel giorno
- essere un fiore
è profonda
responsabilità." 

Emily Dickinson - 1058

mercoledì 4 luglio 2012


Raku ….. la pietra, la terra, il fuoco
e la bellezza dell'imperfezione


Terra e legno

La luna e le stelle

La ceramica raku .. una forma meravigliosa di meditazione. Per noi che viviamo in una società ossessionata dalla perfezione, abituati a gettare via quello che si rompe o si difetta, a correggere con la chirurgia estetica i nostri corpi quando invecchiano o non ci piacciono più, a concludere gli amori quando la magia della passione dei primi tempi si intiepidisce, quando ci accorgiamo che l'altro non è perfetto.

Ma perché la ricerca della perfezione deve essere  l’unico modo per rapportarsi al mondo e a noi stessi?
Perché non provare ad accettare con semplicità ciò che la vita ci regala?

RAKU .. cioè  ”gioire il giorno”, "vivere  in armonia con le cose e con gli uomini”, non potrebbe avere nessun altro significato perchè racconta esattamente l'emozione di vedere la tua opera finita.
Prima regola: accettazione!
Perché non è mai come l'avevi immaginata.
Perché il fuoco, imprevedibile, non addomesticabile, bruciando restituisce qualcosa di inaspettato.
Seconda regola: non arrendersi. Ma provare, sperimentare, accettare il risultato e riprovare, ancora e senza lasciarsi prendere dallo sconforto.
Perchè gli errori, nel Raku come nella vita, portano a trovare formule di colorazioni particolari, uniche, assolutamente irripetibili.
La magia del momento .. impossibile ripeterla nel futuro, è solo qui ed ora.

Qualcosa di costruito, qualcosa di raccolto

Come insegna la tradizione estetica giapponese, wabi-sabi: la bellezza dell’imperfezione.

Un concetto che non esiste nel vocabolario italiano, e che comprende «la bellezza delle cose imperfette; delle cose incompiute o temporanee; delle cose umili, modeste, grezze, segnate dal tempo».
Un oggetto artigianale non raffinato, ruvido e irregolare, consunto.
Un uomo dalle azioni ed emozioni semplici, spontanee, genuine, private, non ostentate, belle ..a prescindere dal risultato che ottengono.
Cosa può essere definito perfetto? Tutti e nessuno, cioè ciascuno a proprio modo.

Un'espressione che meravigliosamente lo descrive:
«Wabi-sabi è paragonabile ad una ciotola: accoglie umilmente il tè e gli dà forma, senza volerne mutare la natura.
Il wabi-sabi non si spiega. Si intuisce e si ama».


Contaminazioni


lunedì 2 luglio 2012

Tutto quello che mi serve sapere l'ho imparato all'asilo

Utopia o ispirazione? Forse vale la pena leggerselo con calma e rifletterci un pò: potrebbe stupirci, come accade quando improvvisamente ritroviamo qualcosa che credevamo perduto.. come quando, in fondo a un cassetto, scopriamo qualcosa che ci eravamo dimenticati di avere.
Non si inventa nulla .. ci aiuta a ricordare quello che già sapevamo. Ma avevamo sepolto sotto ad anni e anni di cultura. O sotto alla presuntuosa convinzione che diventare grandi ci rende migliori.


La massima parte di ciò che veramente mi serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l’ho imparata all’asilo. La saggezza non si trova al vertice della montagna degli studi superiori, bensì nei castelli di sabbia del giardino dell’infanzia.

Queste sono le cose che ho appreso:
Dividere tutto con gli altri.
Giocare correttamente.
Non fare male alla gente.
Rimettere le cose al posto.
Sistemare il disordine.
Non prendere ciò che non è mio.
Dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno.
Lavarmi le mani prima di mangiare.
I biscotti caldi e il latte freddo fanno bene.
Condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa, pensare un po’ e disegnare, dipingere, cantare, ballare, suonare e lavorare un tanto al giorno.
Fare un riposino ogni pomeriggio.
Nel mondo, badare al traffico, tenere per mano e stare vicino agli altri.
Essere consapevole del meraviglioso.
Ricordare il seme nel vaso: le radici scendono, la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così. I pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure.
Non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante di tutte: GUARDARE.Tutto quello che mi serve sapere sta lì, da qualche parte: le regole auree, l’amore, l’igiene alimentare, l’ecologia, la politica e il vivere assennatamente.

Basta scegliere uno qualsiasi tra questi precetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale, e si dimostrerà vero, chiaro e incrollabile.
Pensate a come il mondo sarebbe migliore se noi tutti , l’intera umanità prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio alle tre e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino, o se tutti i governi si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l’hanno trovata e di ripulire il proprio disordine.
Rimane sempre vero, a qualsiasi età, che quando si esce nel mondo è meglio tenersi per mano e rimanere uniti.






Tutto quello che mi serve sapere l'ho imparato all'asilo
Robert Fulghum
Sperling & Kupfer
2004